Showroom virtuali: coinvolgimento del pubblico

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Quando si progetta un’esperienza interattiva, un elemento chiave rimane la valutazione del coinvolgimento del pubblico, prevedendo, nelle situazioni che l’utente si troverà ad affrontare, quali siano le sue esigenze e i desideri che intenderà soddisfare.

Parlando di eventi virtuali in senso ampio, diventa in tal senso opportuno fare delle distinzioni mirate. Nel caso di una conferenza virtuale sarà necessario predisporre un sistema di proiezioni multimediali ed allo stesso tempo garantire le relazioni con i relatori ed i partecipanti. Nel caso di una fiera virtuale si presume che l’utente voglia conoscere le novità dei brand espositori così come se contestualizzassimo un cliente all’interno di un negozio virtuale possiamo intuire che dovrebbe essere interessato ad un determinato prodotto, con il desiderio di provarlo e personalizzarlo.

Al di là della generica premessa, occorrono considerazioni specifiche, che comportano la valutazione di un numero di variabili pressoché infinito, ma il denominatore comune dell’esperienza digitale è dato dalla volontà del pubblico di conoscere e, se possibile, provare i contenuti esposti nell’ambiente virtuale a personalizzare il suo percorso di visita, gestendolo con i propri tempi e la propria disponibilità ad approfondire le varie interazioni. Sulla base di questi spunti, in continuità con l’approfondimento sulle tecnologie 3D per presentare il prodotto, proviamo a prospettare gli elementi più rilevanti nel costomer journey negli showroom virtuali.

Conoscere e provare il prodotto

Quando una persona entra in uno store, oppure visita una fiera, è essenzialmente interessato a vedere personalmente un prodotto e poterlo provare, toccare con mano, rendersi fattivamente conto di tutte le sue caratteristiche. Si tratta di una leva fondamentale nella fiducia che conduce all’acquisto. L’equivalente virtuale deve saper soddisfare la medesima esigenza, sfruttando gli strumenti digitali per creare valore aggiunto in termini di coinvolgimento del pubblico.

La presentazione virtuale del prodotto deve dunque sottoporre all’attenzione dei visitatori informazioni complete e strutturate su interfacce di semplice utilizzo. Per quanto riguarda il realismo, le tecnologie di rendering 3D consentono di ottenere risultati in grado di ridurre la distanza percettiva tra l’esperienza digitale e quella che avremmo toccando con mano il prodotto fisico. A livello di interazione, qualsiasi opzione deve essere coerente con la progettazione del customer journey, come abbiamo avuto modo di approfondire nell’approfondimento sulla UX degli showroom virtuali.

L’interfaccia base della scheda prodotto di VIS – Virtual Interactive Showroom (credit: Protocube Reply)
Attraverso la scheda prodotto di uno showroom virtuale, l’utente può conoscere tutte le caratteristiche, vedere o configurare tutte le varianti disponbili oltre a potersi interfaccia con una app in realtà aumentata per posizionare il prodotto all’interno dell’ambiente reale in cui si trova (credit: Protocube Reply)

Ogni tipologia di prodotto comporta esigenze differenti. Nel caso in cui dovessimo presentare un campione di tessuto, oltre all’immagine realistica, in grado di mettere in evidenza tutti i dettagli del finissaggio, è possibile simulare in 3D il suo adattamento su una serie di abiti. I più esigenti vorranno ricevere un campione fisico, ordinabile direttamente online. Nel caso di un abito piuttosto che di un accessorio di moda, un modello 3D realistico può essere utilizzato anche da un’applicazione in realtà aumentata, che consente al cliente di esplorare e giocare con il prodotto come se si trovasse realmente accanto a noi.

La presentazione in ambiente virtuale supera la connotazione fisica, adattandosi anche a prodotti come quelli finanziari, di per sé intangibili, ma divulgabili grazie ad una produzione audio-video capace di veicolare in maniera corretta le informazioni dell’offerta.

Nel caso dei prodotti indossabili, si pensi ad un orologio, piuttosto che un paio di occhiali o ad un gioiello piuttosto che all’ultimo modello di sneaker del proprio brand preferito, la realtà aumentata si conferma una preziosa alleata con le soluzioni Virtual Try On, capaci di utilizzare le camere integrate per trasformare lo smartphone in un vero e proprio specchio virtuale.

Per alcune tipologie di prodotto, soprattutto se ci trovassimo nel contesto di un ambiente virtuale B2C, quale uno store o uno showroom, non è da trascurare quella che è ormai di fatto una costante degli store online, ossia la possibilità di personalizzare il prodotto grazie ad un configuratore 3D.

La funzione di esplorazione del prodotto in realtà aumentata di VIS (Virtual Interactive Showroom) – (credit: Reply)
Personalizzare l’esperienza di visita (e il prodotto)

Se la relazione tra utente e prodotto rimane il nesso centrale, attorno a cui ruota l’intera definizione del customer journey, la contestualizzazione risulta fondamentale per mettere l’utente stesso nelle condizioni di visitare l’ambiente virtuale nel modo più naturale possibile. Quali sono le principali esigenze in tal senso? Molte, tra cui spiccano due in particolare: muoversi liberamente all’interno degli spazi e ricevere assistenza e informazioni di dettaglio, per accertarsi che un prodotto sia in grado di rispondere alle effettive esigenze.

Nel primo caso il progettista deve trovare il giusto compromesso tra il senso di libertà percepito dall’utente finale e i necessari vincoli, utili ad indirizzarlo nelle zone desiderate. Per quanto riguarda gli aspetti relativi all’assistenza è utile predisporre un’agenda in cui clienti e venditori possono accordarsi per un incontro in chat / videochat con condivisione dello schermo senza il rischio di incorrere in code o inutili attese, come spesso accade nelle situazioni reali. Una volta avviata la relazione, il venditore può mettere in atto una serie di attività in follow up sempre sfruttando i canali della piattaforma 3D.

La funzione di videochat di VIS (Virtual Interactive Showroom) consente il dialogo diretto e collaborativo tra vendor e cliente all’interno dello stand virtuale, con strumenti di supporto specifici, come l’agenda di gestione degli appuntamenti (credit. Reply)

In questo frangente, non è necessaria un’integrazione diretta con l’e-commerce, in quanto la vendita può seguire percorsi paralleli, funzionali alle strategie commerciali che si presentano di volta in volta, al punto da rendere impropria una generalizzazione.

Strumenti che invece non dovrebbero mai mancare nel contesto di uno showroom virtuale sono le cosiddette wishlist. Salvare le preferenze relative ai prodotti visitati consente al cliente di avere un promemoria completo, e al venditore di conoscere gli elementi di interesse per un contatto mirato, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza delle conversioni. Questo vale sia nel caso di un contatto human-to-human che nel caso di un assistente / suggeritore virtuale.

Per saperne conoscere ulteriori aspetti relativi alla progettazione degli showroom virtuali, suggeriamo la lettura degli altri approfondimenti pubblicati su 3D Stories, riepilogati nell’articolo VIS. Lo showroom virtuale interattivo.

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Francesco La Trofa

Francesco La Trofa

Architetto e giornalista, con 20 anni di esperienza nelle tecnologie 3D.
Consulente di enti pubblici e aziende 3D per aspetti legati alla progettazione e alla comunicazione.
Responsabile dei contenuti editoriali di Treddi.com e co-fondatore dei Digital Drawing Days, evento unico nel suo genere in Italia.
Collabora attivamente nella ricerca e nella didattica presso il Politecnico di Milano.
Per Protocube Reply cura 3D STORIES.