Restauro 3D: la rinascita di Palmira

La liberazione di Palmira ha dato il via ad una serie di nuove esperienze in ambito di restauro 3D, per ridare corpo ai reperti distrutti o seriamente danneggiati dall’opera iconoclasta dell’ISIS.

Dopo i primi progetti, tra cui Project Mosul 3D (poi rinominato in Rekrea) e Material Speculation: ISIS, basati essenzialmente sul recupero dell’immagine, la possibilità di poter disporre nuovamente dei reperti consente ora un restauro fisico, basato sul reintegro delle lacune. E’ quanto sta accadendo nei laboratori dell’ISCR di Roma, dove i ricercatori stanno ricostruendo in 3D le parti danneggiate.

L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro si è occupato nello specifico dell’intervento su due busti funerari, risalenti al II secolo D.C., custodite nel Museo di Damasco, saccheggiato dall’ISIS nella primavera del 2016 e recuperate dall’esercito regolare siriano nello scorso qualche mese più tardi. I due reperti, dopo essere arrivati a Roma, sono stati inclusi nella collezione della mostra temporanea “Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud e Palmira”, organizzata dalla Associazione Incontro di Civiltà. Dopo la chiusura della mostra, i busti funerari palmireni sono stati assegnati all’ISCR, dove il Laboratorio di Restauro dei Materiali Lapidei ha preso in carico la ricostruzione dell’unità formale delle opere, con l’obiettivo di restituire la qualità di testimonianza storica che l’opera iconoclasta avrebbe voluto cancellare.

Il laboratorio ha utilizzato tecnologie di laser scanning e successivamente elaborato una ricostruzione 3D del modello virtuale. La parte mancante dei volti è stata ricostruita mediante Stampa 3D con la sinterizzazione di polvere di nylon. Secondo i criteri tipici del restauro, vi è una netta riconoscibilità tra l’originale e la parte restaurata, ai fini di consentire una lettura filologica dell’intervento. La reversibilità dell’intervento è oltretutto garantita da un originale sistema di supporti magnetico, che consente di rimuovere facilmente la porzione integrata.

Una volta completato il restauro, i due busti funerari ritroveranno la via di Damasco, dove saranno ricollocati nelle teche del museo originale.

Il lavoro del ISCR dovrebbe essere il primo di una lunga serie nell’ambito di un globale ed ambizioso “Project Palmira”, promosso dall’UNESCO con la task force Unit4Heritage, i cosiddetti Caschi Blu della cultura. L’iniziativa è deliberatamente mirata al recupero artistico delle regioni siriane liberate, ed il CNR ha già garantito il proprio contribuito tecnico-scientifico, a cominciare da un accurato lavoro ricognitivo effettuato con i droni su tutte le aree archeologiche.

Le tecnologie 3D consentono enormi potenzialità nei confronti di una disciplina come il restauro. L’azione combinata di scansione, modellazione e stampa 3D, oltre al supporto dei rendering virtuali, consente di creare ipotesi e suggestioni altrimenti impossibili, estendendo il campo di attività dal restauro filologico al restauro creativo.

Reinterpretare le parti mancanti di un reperto consente infatti un approccio artistico, come nel caso del Cristo Ligneo reinterpretato da Protocube Reply sulla base della richiesta di un collezionista privato. In questo caso, l’obiettivo non era filologico, ma mirato ad una nuova interpretazione giocata sul rapporto tra la valenza storica del prezioso reperto e l’ispirazione tecnologica delle nuove parti cibernetiche.

cristo protesi 3d

Il Cristo Ligneo di una collezione privata, oggetto di un intervento di restauro creativo assolutamente reversibile. Le “protesi” sono state stampate in 3D, quale risultato di un processo di modellazione 3D e rendering che ha consentito di progettarne e valutarne il design in maniera estremamente accurata (credits Protocube Reply)

Il restauro virtuale apre scenari significativi anche in altri ambiti legati all’Heritage, a partire da quello museale.

Oltre al rendering e alla stampa 3D, la Realtà Aumentata costituisce un’altra tecnologia 3D utilizzata per potenziare in maniera determinante l’esperienza di fruizione di un reperto archeologico. E’ quanto è avvenuto al Detroit Institute of Arts, dove grazie a semplici tablet e un’applicazione sviluppata sulla tecnologia di Google Tango i visitatori possono “aumentare” la visione del reperto con contenuti in computer grafica.

Lumin, il nome del progetto del DIA, consiste in una doppia realtà, in cui è possibile raccontare storie, fornire tutte le informazioni indispensabili per rivivere le emozioni di culture e civiltà irrimediabilmente perdute. Il risultato è un coinvolgimento del visitatore molto più alto rispetto ad un allestimento tradizionale.

Un esempio? Posizionando il tablet di fronte ad un reperto delle mura di Ishtar, l’applicazione consente di vedere la ricostruzione digitale del leggendario complesso babilonese.

Se le volontà dell’uomo non corrispondono sempre con le migliori intenzioni, le potenzialità delle tecnologie 3D ci offrono una ventata di ottimismo.  Il futuro dell’Heritage potrebbe essere in buone mani, grazie alla possibilità di conservare, almeno digitalmente la nostra memoria storica.

Articoli correlati

L'autore Visualizza tutti i post Sito web dell'autore

Francesco La Trofa

Francesco La Trofa

Architetto e giornalista, con 20 anni di esperienza nelle tecnologie 3D.
Consulente di enti pubblici e aziende 3D per aspetti legati alla progettazione e alla comunicazione.
Responsabile dei contenuti editoriali di Treddi.com e co-fondatore dei Digital Drawing Days, evento unico nel suo genere in Italia.
Collabora attivamente nella ricerca e nella didattica presso il Politecnico di Milano.
Per Protocube Reply cura 3D STORIES.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati con *